Il dibattito sui Bisogni Educativi Speciali si diffonde e amplia mettendo gli insegnanti di fronte a un problema reale affrontato a colpi di circolari, direttive e dispositivi legislativi quanto mai singolari.
Si tratta di un problema cruciale in cui l’Italia ha fatto tanto e che viene ora a complicarsi per il confronto – scontro tra due linee di pensiero e due punti di vista molto diversi: quello che privilegia un approccio medico al problema, parzialmente sposato dal ministero e quello che invece si pone di fronte al problema da un punto di vista eminentemente educativo e pedagogico. Intendiamoci, i due punti di vista non si escludono affatto, in molti casi si è di fronte a un problema di patologie che deve essere compreso anche da un punto di vista medico, psicologico, neurologico, logopedistico, etc., ma la strategia di inclusione, anche nei casi di conclamata disabilità, deve essere pedagogica. Quindi ben venga l’apporto delle conoscenze mediche e della ricerca scientifica, ma l’inclusione si deve attuare su un terreno educativo, prerogativa degli insegnanti.
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